Dipartimento di Scienze della Formazione


Corso di Laurea triennale in Sociologia (L40)



Bacheca personale del Prof. MARCO BURGALASSI



ricerca un messaggio nella bacheca del Prof. MARCO BURGALASSI



AVVISO AGLI STUDENTI



Come ampiamente riportato sui mezzi di informazione (tv, radio, giornali), il “Movimento per la dignità della docenza universitaria” ha promosso uno sciopero dei professori che comporta la astensione dallo svolgimento del primo appello di esame previsto per la sessione autunnale garantendo però il regolare svolgimento del secondo appello nella stessa sessione.


Le ragioni dello sciopero hanno essenzialmente origine nell’ingiustificato protrarsi del blocco della progressione delle classi e degli scatti stipendiali, un blocco che dal 2011 ha riguardato tutto il personale della Pubblica Amministrazione ma che nel tempo è stato superato per la gran parte delle categorie degli statali e oramai penalizza quasi soltanto i docenti universitari. Non si tratta, è bene chiarirlo, della pretesa di soldi arretrati ma della richiesta di eliminare da oggi in poi il blocco degli stipendi – come è già avvenuto negli anni scorsi per le altre categorie dei dipendenti pubblici – nonché di riconoscere ai soli fini giuridici le mancate progressioni di carriera dal 2011 ad oggi (un elemento che incide sul calcolo della pensione penalizzando in modo forte soprattutto i docenti più giovani).


Al di là dell’aspetto economico e giuridico della questione per cui lo sciopero è stato indetto, sul quale concordo pienamente, dal mio punto di vista la vicenda ha però un rilievo ulteriore e ben più importante in quanto rappresenta l’ennesima conferma di una situazione divenuta inaccettabile e insostenibile. L’indifferenza che i ministri competenti hanno manifestato per le richieste dei professori universitari in tema di blocco delle classi e degli scatti stipendiali appare infatti perfettamente in linea con il sostanziale disinteresse che i vari governi hanno avuto negli ultimi anni nei confronti della formazione universitaria e del destino dell’università italiana. A questo proposito i dati parlano chiaro, certificando in modo inequivocabile la condizione di progressivo indebolimento in cui da almeno un decennio la classe politica ha abbandonato il sistema universitario nazionale.


Sebbene la bassa quota di laureati nella popolazione giovanile (meno del 25% del totale, a fronte di una media continentale di circa il 40%) sia unanimemente riconosciuta come un gap da colmare, da diversi anni l’Italia è difatti la nazione europea che investe la minor quantità percentuale di PIL nella istruzione terziaria (tabella 1) e che negli anni della grande crisi ha tagliato le maggiori risorse pubbliche proprio nel settore della formazione universitaria (tabella 2).


 


Tabella 1






























































 



Spesa totale per istruzione terziaria in rapporto al PIL



Austria



1,5



Belgio



1,4



Danimarca



1,9



Finlandia



1,9



Francia



1,5



Germania



1,3



Italia



1,0



Olanda



1,8



Norvegia



1,7



Spagna



1,3



Svezia



1,7



Regno Unito



1,2



EU21



1,4



 


Tabella 2






























 



Indicato con 100 la quota di spesa pubblica nell’anno 2007, la quota corrispondente nel 2014 è pari a



Pensioni



123



Sanità



107



Difesa e ordine pubblico



104



Istruzione (spesa totale)



92



Università



77



 


Nello stesso periodo – anche ma non solo in ragione del definanziamento in atto – il numero complessivo dei docenti strutturati è diminuito di circa 1/5 passando dai 62.768 del 2008 ai 51.642 del 2015. Questo ha determinato una notevole sofferenza per il sistema universitario nel suo complesso, a cui sono state sottratte le risorse umane necessarie per il suo migliore funzionamento (come si vede in tabella 3, tra i principali paesi europei l’Italia è quella con il rapporto docenti/studenti più sfavorevole), e ha comportato anche una serie di conseguenze negative tra le quali il crescente ricorso alla programmazione degli accessi in corsi di studio che tradizionalmente non lo prevedevano, una soluzione che ovviamente condiziona e penalizza le scelte universitarie delle matricole (la vicenda del numero chiuso nei CdS umanistici dell’Università di Milano con il pronunciamento avverso da parte dei TAR è cronaca di questi giorni).


 


Tabella 3


































 



Numero di studenti


per docente strutturato



Austria



17



Francia



15



Germania



11



Italia



19



Olanda



15



Spagna



12



 


Come se non bastasse, il sostanziale disinteresse della classe politica nostrana per le sorti della formazione universitaria ha colpito direttamente gli studenti operando in due direzioni: “costringendo” gli atenei a compensare i mancati trasferimenti con un progressivo aumento delle tasse universitarie, che sono oramai tra le più alte d’Europa; mantenendo ridotto e insufficiente l’investimento finanziario per il diritto allo studio (la quota di studenti che possiede i requisiti per ottenere il beneficio in Italia si aggira intorno al 10-12% della popolazione studentesca mentre in Spagna è pari al 19% e in Francia al 27%; e su una quota già così ristretta di potenziali beneficiari interviene poi l’inadeguato stanziamento di fondi, con i quali si riesce a coprire solo il 70-80% dei potenziali aventi diritto). Una delle conseguenze di questa situazione è stata il rapido declino del tasso di passaggio dalle scuole superiori all’università (calato di oltre 10 punti percentuali in appena 6 anni: dal 65.8 del 2008 al 55.7 del 2013), una circostanza che richiede una particolare attenzione perché rilancia il tema delle diverse opportunità di accesso all’istruzione terziaria e della riproduzione delle disuguaglianze sociali nelle giovani generazioni.


Il cahier de doléances potrebbe proseguire e sarebbe ancora lungo (inadeguatezza e inaffidabilità dei meccanismi di valutazione della ricerca; abdicazione del ruolo di regolazione del sistema da parte dell’organo politico, il  MIUR, a favore di una struttura tecnico-amministrativa, l’ANVUR; progressiva tendenza a premiare con regole discutibili un altrettanto discutibile novero di strutture di eccellenza; mancanza di meccanismi di riequilibrio territoriale in grado di evitare la polarizzazione del sistema lungo l’asse Nord-Sud; ecc ecc) ma il preoccupante quadro della situazione che ho sommariamente esposto è per me già più che sufficiente per prendere una posizione netta.


 


Considerata l’assenza da parte del MIUR di una seppur minima attenzione alle richieste dei professori universitari in tema di blocco delle classi e degli scatti stipendiali ma soprattutto preso atto del sostanziale disinteresse che i vari governi hanno avuto negli ultimi anni nei confronti della formazione universitaria e del destino dell’università italiana io prenderò parte allo sciopero indetto dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria” auspicando che il suo successo possa essere un segnale forte per l’avvio di un serio dibattito pubblico sulle condizioni del nostro sistema universitario e sugli interventi necessari per migliorarne la funzionalità. Aderendo allo sciopero non effettuerò il primo appello di esame dei miei insegnamenti previsto per il 12 settembre mentre il successivo si svolgerà regolarmente. Gli studenti che si sono prenotati per il primo appello saranno automaticamente inseriti nel secondo appello.



Indice: Avvisi - Esami

Pubblicato il: 05/09/2017 Autore: MARCO BURGALASSI

Nessun file allegato per questo messaggio.



Documenti

Home

cartella CURRICULUM VITAE
cartella MATERIALE DIDATTICO
cartella PROGRAMMI DI ESAME 2016-2017
cartella RICERCA DROP OUT